L’appello dei podologi: “Ora provvedimenti che riconoscano il ruolo che la professione deve avere”

Dal XXX Congresso l’Associazione italiana podologi chiede un maggior riconoscimento della professione: dalla creazione dell’albo, all’introduzione nei LEA di alcune patologie podaliche fino alla possibilità di lavorare nelle Case della Salute. In una tavola rotonda le riflessioni di alcuni massimi rappresentanti delle Istituzioni.
Si è chiuso lo scorso 23 ottobre il XXX Congresso Nazionale di Podologia organizzato dall’Associazione Italiana Podologi (AIP).
In apertura, riflettori puntati sula tavola rotonda nel corso della quale è stato condotto un interessante dibattito su “l’evoluzione delle professioni sanitarie nella Sanità che cambia” . “Da questo congresso ­ ha detto il Presidente dell’AIP Mauro Montesi nel suo saluto ­ deve scaturire un salto di qualità nel senso che il podologo , al quale deve essere definitivamente riconosciuta la sua professionalità, venga finalmente considerato dalle Istituzioni indispensabile e come tale inserito a pieno titolo nel Ssn”. Mariapia Garavaglia, che ha presieduto la tavola rotonda, ha avviato il dibattito auspicando in chiusura del suo intervento che “da questo Congresso parta un appello ai legislatori affinché la professione del podologo venga completata nelle sue competenze”.
Ed in effetti, Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Stefano Scaramelli, Presidente della Commissione della Sanità Regione Toscana, Rossana Ugenti Direttore Generale delle Professioni Sanitarie al Ministero della Salute, Marco Trabucchi, Presidente dell’Associazione Italiana Psicogeriatria, Vincenzo Ziparo, Direttore Scientifico all’IDI, già Preside della Seconda Facoltà di Medicina della Sapienza, hanno unanimemente riconosciuto la necessità di alcuni provvedimenti che attribuiscano alla podologia il ruolo che deve avere.
Tra essi acquistano grande rilievo la creazione dell’albo professionale; l’aggiornamento del profilo ancora risalente all’anno 1994; l’introduzione nei LEA di alcune patologie podaliche, almeno quelle relative alla complicanza del piede diabetico, dando così a tutti la possibilità di usufruire della prevenzione operata dal podologo anche al fine di assicurare una forte riduzione del numero di amputazioni (circa 7000 ogni anno, con 130 mila giornate di degenza, per una degenza media di 19 giorni per paziente!! ). È stata auspicata anche la presenza del podologo nelle Case della Salute e nelle RSA, tenuto conto che il 70 % degli ultrasessantacinquenni soffre di patologie podaliche.
Quanto alla laurea magistrale, i relatori si sono trovati d’accordo sulla necessità che la Podoiatria venga finalmente introdotta, non certo per esercitare la funzione di organizzatore di reparti che non esistono (il podologo lavora da solo), ma per completare le competenze del podologo come negli altri Paesi più evoluti e per sviluppare gli studi e la ricerca clinica e scientifica.
Da tutti è stato anche affrontato il problema di iniziative atte a debellare l’abusivismo sempre crescente, nonostante l’attività esemplare dei NAS.
Ma perché si raggiunga l’obiettivo di una professione effettivamente utile a tutta la cittadinanza, occorre, come unanimemente riconosciuto, che la podologia faccia parte del SSN, realizzando così l’obiettivo di un sensibile risparmio nei costi ospedalieri, evitando il ricorso all’ospedale da parte di quanti soffrono di una patologia podalica.
Occorre soprattutto che si finisca di assistere ad una rivalità della classe medica con le professioni sanitarie, che non può che arrecare danno al Sistema, oltre che alla collettività. “Che altro dobbiamo fare?” ha chiesto Montesi “di cosa si deve occupare l’AIP per accreditare la podologia presso le Istituzioni e presso la classe medica? Come far capire che favorire sul territorio il ricorso all’assistenza podologica comporta un sensibile risparmio nei costi sempre crescenti del SSN?”. Sono le domande che il Presidente dell’AIP ha rivolto a tutti i congressisti ma soprattutto a quanti, nelle Istituzioni 4/11/2016 L’appello dei podologi: “Ora provvedimenti che riconoscano il ruolo che la professione deve avere” http://www.quotidianosanita.it/stampa_articolo.php?articolo_id=44605 2/2 debbono prendere iniziative importanti, ricordando il grosso impegno che ha caratterizzato l’AIP nei 40 anni di attività e soprattutto quanto sia stata favorita l’occupazione dei giovani. Se dal dibattito sono emersi gli elementi più importanti per un appello alle Istituzioni, altrettanto importanti sono stati i corsi di formazione professionale che sono seguiti nei due giorni successivi. Ad essi è stato dato un taglio pratico e interattivo in modo da assicurare una formazione pratica oltre a quella teorica.
In definitiva è stato unanimemente riconosciuto che il XXX Congresso può essere considerato uno dei migliori e senz’altro il più utile in relazione alle esigenze della professione, ma anche alle aspettative della gente che vi deve ricorrere. Fonte: Ufficio stampa AIP

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